Lun – Ven : 09.00 – 19.00

Sab – Dom : Aperto per emergenze*

La nonna che mantiene il nipote ha diritto all’assegno familiare?

Nonna
14/11/2025

“Avvocato, mi dica la verità: davvero posso chiedere io l’assegno familiare per mio nipote, visto che i suoi genitori non sono in grado di mantenerlo?”

“Signora, la sua domanda potrebbe sembrare insolita, ma proprio su questo punto la Cassazione ha preso posizione molto recentemente… Vediamolo insieme.”

Come funzionano l’assegno familiare?

La materia dell’assegno familiare è regolata principalmente dal d.l. n. 69/1988, convertito dalla legge n. 153/1988, che attribuisce la prestazione alle persone che provvedono in modo prevalente e continuativo al mantenimento dei minori conviventi nel nucleo familiare. Tradizionalmente il diritto agli assegni spettava ai genitori o tutori, ma la giurisprudenza ha nel tempo esteso l’interpretazione del “nucleo” a situazioni più articolate, configurando la rilevanza del requisito della “vivenza a carico”.​

Il principio centrale è che l’assenza o l’impedimento dei genitori, quando il minore riceve cura e sostentamento esclusivo dall’ascendente convivente, trasferisce il diritto alla prestazione. È importante sottolineare che la situazione deve essere adeguatamente provata in maniera chiara ed inequivocabile.

Il diritto si adatta: quando la nonna diventa sostegno primario

La svolta sostanziale è arrivata di recente con l’ordinanza della Cassazione, del 29 ottobre 2025, n. 28627, nella quale si afferma:
Il diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare spetta all’ascendente che convive con il minore ed è l’unica a provvedere al suo mantenimento, in modo costante e continuativo”.

La motivazione, si fonda sulla necessità di garantire il minore, anche quando “né la madre né il padre sono in grado, o non vogliono, farvi fronte”, declinando un principio di evidenza sociale più che formale. La Suprema Corte valorizza, dunque, la “vivenza a carico” e la possibilità di dimostrarla anche mediante presunzioni e prove indirette, mettendo al centro la tutela reale e concreta del minore. È dunque superata l’interpretazione secondo cui solo i genitori possono ricevere l’assegno familiare, ampliando il raggio a chi si fa realmente carico” del mantenimento.

Impatto sulle famiglie: cosa cambia a livello pratico?

Sul piano operativo, per la domanda di assegno familiare è decisivo produrre una documentazione completa: convivenza anagrafica, assenza di redditi o di capacità genitoriale da parte di chi sarebbe obbligato ex lege al mantenimento, continuità degli accrediti o delle spese sostenute dall’ascendente. La Corte sottolinea che la prova della vivenza a carico può essere tratta da elementi fattuali e documentali, quali la presenza della pensione della nonna come unica fonte di sostegno e i certificati di convivenza. Ai difensori si suggerisce di ricostruire il quadro familiare con precisione, raccogliendo dati sia di natura documentale che dichiarativa.​

Una conclusione che “allarga gli orizzonti”

L’affidamento al solo genitore non è più condizione imprescindibile: quando la nonna offre, nella sostanza, quell’apporto economico e affettivo esclusivo, il diritto agli assegni familiari spetta anche a lei. È una risposta del diritto alle trasformazioni sociali, dove l’intreccio tra generazioni diventa risorsa e, talvolta, necessità primaria per la tutela del minore. L’interprete e l’operatore non possono ignorare questo dato: cambia la forma della famiglia e cambia la responsabilità della cura.
La tutela del minore, ancora una volta, diventa parametro per leggere la legge oltre i confini tradizionali.